Descrizione
Il valore dell’ansa di Zenson stava nell’idea che gli uomini se ne erano fatti. La Piave, confine che gli italiani si erano posti era stato violato e a nulla erano valsi i primi sforzi sostenuti per affermarlo. Era il dubbio che potessero essere succubi degli avversari e simmetricamente, per quest’ultimi, la conferma che avrebbero potuto attraversarlo quando volevano. In quei giorni il Regio Esercito che aveva bisogno di rincuorare gli animi ebbe l’occasione con la battaglia del Mulino Sega, di celebrare la prima vittoria italiana dopo Caporetto e con lo stesso spirito avrebbe voluto esaltare la riconquista dell’ansa di Zenson, nella certezza della ritrovata tenacia, ma le verità dei fatti, mitigarono il risultato della propaganda e nel tempo, quella che non poteva essere spacciata per sfolgorante vittoria, divenne, anche per la memoria, un episodio minore. Alcune bugie tendono a sopravvivere, come ad esempio, il fatto che a distanza di cent’anni, traviati dalla propaganda d’allora, ancor si crede che gli italiani liberarono la testa di ponte la prima notte del 1918, mentre in realtà, gli austroungarici sgomberarono l’ansa il giorno di Natale.





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