Descrizione
Dallo Sperone di Verdikousia, con l’aiuto di un binocolo si potevano contare nella sottostante pianura molti villaggi bruciati dai tedeschi o dagli italiani; o dai due occupanti insieme. Piccoli crateri neri, nello squallore giallastro, desolato dell’autunno greco. Verdikousia era un villaggio avamposto della regione controllata dagli andartes dell’Elas. Partendo da quei contrafforti essa si espandeva per qualche centinaia di chilometri nel profondo Pindo. Aspre catene labirintiche che sovrastano la Tessaglia. Dal “balcone” di Verdikousia potevo osservare la pianura verso Elasson solcata dal fiume e dalla camionale sulla quale passavano in continuazione lunghe colonne di camion tedeschi, dirette verso il confine con la Jugoslavia. Passavano a centinaia. Passavano lenti, forse stracarichi, distanziati secondo le regole. Sembrò allora in quei giorni di fine settembre ’43, che anche i tedeschi stessero per mollare la Grecia. L’ininterrotto flusso dei loro camion verso Elasson, alimentava l’illusione. Ma in realtà quei mezzi stavano risalendo i Balcani carichi di vettovaglie, indumenti, armi e munizioni saccheggiati dai nostri magazzini della sussistenza, dai nostri depositi, abbandonati nelle loro mani dopo l’8 settembre…





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